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Piante per ogni Segno Zodiacale secondo Agrippa | SIMBOLI DELL’ESSERE

Heinrich Cornelius Agrippa von Nettesheim, noto semplicemente come Cornelio Agrippa, è stato uno dei più influenti maghi e filosofi del Rinascimento. Nato nel 1486 a Colonia, in Germania, Agrippa è stato un poliedrico intellettuale: medico, alchimista, teologo e astrologo. Il suo lavoro più celebre, “De Occulta Philosophia” (La Filosofia Occulta), è un trattato in tre volumi che esplora la magia naturale, celeste e cerimoniale. Questo testo ha avuto un impatto significativo sulla magia rinascimentale e sull’occultismo successivo, gettando le basi per molte pratiche esoteriche moderne.

Le Associazioni tra Segni Zodiacali e Piante

Agrippa, nel suo “De Occulta Philosophia”, ha elaborato una complessa rete di corrispondenze tra i segni zodiacali e piante, utilizzando queste ultime per scopi magici e terapeutici. Ecco una lista breve delle associazioni secondo Agrippa:

  • Ariete: Corniolo, Lupino, Asfodelo
  • Toro: Quercia, Salvia, Vite
  • Gemelli: Mirto, Finocchio, Felce
  • Cancro: Giglio, Cetriolo, Giglio d’acqua
  • Leone: Alloro, Girasole, Assenzio
  • Vergine: Pioppo, Orzo, Melograno
  • Bilancia: Salice, Cedro, Vite
  • Scorpione: Acacia, Corniolo, Pepe
  • Sagittario: Castagno, Timo, Alloro
  • Capricorno: Quercia, Pino, Cardo
  • Acquario: Mandorlo, Mirto, Felce
  • Pesci: Salice, Papavero, Giglio d’acqua

Piante e Segni Zodiacali

Ariete – Corniolo

Il Corniolo (Cornus mas) è una pianta associata all’Ariete per la sua capacità di prosperare anche in condizioni difficili, simboleggiando la forza e la resistenza di questo segno di fuoco. Storicamente, il corniolo è stato utilizzato per le sue proprietà medicinali, in particolare per trattare febbri e infezioni. Una leggenda narra che il legno di corniolo fosse usato per costruire la croce di Gesù Cristo, rendendolo un simbolo di sacrificio e redenzione.

Toro – Quercia

La Quercia (Quercus robur) rappresenta la forza, la stabilità e la longevità, qualità che riflettono la natura terrena e affidabile del Toro. Nella tradizione celtica, la quercia era considerata un albero sacro, simbolo di potere e protezione. Le sue ghiande erano un’importante fonte di cibo, e la sua corteccia veniva usata per le sue proprietà astringenti e curative. Un’antica leggenda afferma che le querce fossero considerate dimore degli dei e delle ninfe.

Gemelli – Mirto

Il Mirto (Myrtus communis) è associato ai Gemelli per la sua fragranza e le sue proprietà purificanti. Nella mitologia greca, il mirto era sacro ad Afrodite, dea dell’amore, e veniva usato nelle cerimonie nuziali per simboleggiare purezza e amore eterno. Le foglie e le bacche di mirto sono state utilizzate anche in medicina per le loro proprietà antinfiammatorie e antisettiche. Si dice che Venere, nascendo dalla spuma del mare, fosse coronata con una ghirlanda di mirto.

Cancro – Giglio

Il Giglio (Lilium) è un fiore che simboleggia purezza, speranza e rinascita, qualità che rispecchiano la natura emotiva e nutriente del Cancro. Nella tradizione cristiana, il giglio è associato alla Vergine Maria e simboleggia la purezza divina. Le radici di giglio sono state utilizzate in erboristeria per le loro proprietà emollienti e lenitive. Una leggenda cristiana racconta che il giglio bianco sia nato dalle lacrime di Eva quando fu cacciata dal Paradiso.

Leone – Alloro

L’Alloro (Laurus nobilis) è simbolo di gloria e vittoria, riflettendo la natura nobile e ambiziosa del Leone. Nell’antica Grecia e Roma, le corone di alloro venivano indossate dai vincitori e dagli eroi. L’alloro ha anche proprietà medicinali, utilizzato per stimolare l’appetito e come digestivo. Secondo la mitologia greca, Apollo inseguì Dafne, che per sfuggirgli fu trasformata in un alloro; Apollo, allora, si adornò con una corona fatta di foglie di alloro in suo onore.

Vergine – Pioppo

Il Pioppo (Populus) rappresenta l’adattabilità e la crescita, caratteristiche proprie della Vergine. Le foglie di pioppo tremano al minimo vento, simboleggiando la sensibilità e l’attenzione ai dettagli di questo segno. In medicina, la corteccia di pioppo è stata usata per trattare febbri e dolori. Un’antica leggenda greca narra che Eracle piantò un pioppo vicino alla sua casa per celebrare le sue vittorie.

Bilancia – Salice

Il Salice (Salix) è associato alla Bilancia per la sua flessibilità e capacità di crescere in armonia con l’acqua, simbolizzando l’equilibrio e la diplomazia di questo segno. Nella mitologia, il salice è spesso associato alla luna e alle energie femminili. La corteccia di salice contiene salicina, un precursore dell’aspirina, ed è stata utilizzata per alleviare dolori e febbri. Si dice che le ninfe dei fiumi e dei laghi abitassero nei salici lungo le sponde.

Scorpione – Acacia

L’Acacia (Acacia) è una pianta spinosa che simboleggia protezione e resistenza, riflettendo la natura intensa e difensiva dello Scorpione. Nell’antico Egitto, l’acacia era considerata un albero sacro, simbolo di rinascita e immortalità. Le sue resine erano utilizzate per scopi medicinali e come incenso. Si dice che la leggendaria Arca dell’Alleanza fosse fatta di legno di acacia.

Sagittario – Timo

Il Timo (Thymus) rappresenta il coraggio e la vitalità, caratteristiche proprie del Sagittario. Nell’antica Grecia, il timo era bruciato nei templi per purificare l’aria e allontanare le malattie. Le sue proprietà antibatteriche e antifungine lo rendono prezioso in erboristeria. Si narra che i cavalieri del Medioevo portassero ramoscelli di timo nei loro scudi come simbolo di coraggio.

Capricorno – Pino

Il Pino (Pinus) è simbolo di longevità e resilienza, qualità che rispecchiano la natura perseverante e ambiziosa del Capricorno. Le pigne sono state utilizzate simbolicamente come rappresentazioni della fertilità e della rinascita. La resina di pino è usata per le sue proprietà antisettiche e curative. Nell’antica Roma, il pino era dedicato a Cibele, dea della natura e della fertilità.

Acquario – Mandorlo

Il Mandorlo (Prunus dulcis) è associato all’Acquario per la sua capacità di fiorire precocemente, simbolizzando l’innovazione e la visione futura di questo segno. Le mandorle sono state apprezzate per il loro valore nutritivo e le loro proprietà benefiche per la salute, tra cui il miglioramento della digestione e il rafforzamento del sistema immunitario. Una leggenda biblica racconta che il bastone di Aronne fiorì miracolosamente con mandorle.

Pesci – Salice

Il Salice (Salix) è associato ai Pesci per la sua connessione con l’acqua e la sua capacità di piegarsi senza spezzarsi, simbolizzando la natura empatica e adattabile di questo segno. Le proprietà medicinali del salice, in particolare come fonte di salicina, lo rendono prezioso per alleviare dolori e infiammazioni. Si dice che il salice piangente sia nato dalle lacrime versate da un albero per la morte di Adone, amato da Afrodite.

L’importanza del Contatto con la Natura

Il contatto con la natura ha un impatto profondo sul nostro benessere fisico e mentale. Numerosi studi hanno dimostrato che trascorrere del tempo all’aperto può ridurre lo stress, migliorare l’umore, e aumentare la sensazione di felicità. La natura ci offre uno spazio per il riposo e la rigenerazione, aiutandoci a ricaricare le nostre energie e a ritrovare l’equilibrio interiore. Le piante, con le loro proprietà curative e simboliche, ci connettono con le energie più profonde della terra, facilitando la nostra crescita spirituale e personale.

Tecniche di Meditazione Attraverso una Passeggiata nel Bosco

1. Meditazione Consapevole del Cammino:
  • Preparazione: Prima di iniziare la passeggiata, trova un luogo tranquillo nel bosco dove puoi stare per qualche minuto in silenzio. Chiudi gli occhi, respira profondamente e concentra la tua attenzione sul respiro.
  • Camminata Consapevole: Mentre cammini, focalizza la tua attenzione sui tuoi passi e sulla sensazione dei piedi che toccano il terreno. Cammina lentamente e in silenzio, cercando di percepire ogni dettaglio del movimento.
  • Connessione Sensoriale: Osserva l’ambiente circostante con tutti i sensi. Ascolta i suoni della natura, annusa l’aria fresca, osserva i colori e le forme delle piante e degli alberi. Cerca di percepire il contatto della brezza sulla pelle.
  • Riflessione: Ogni tanto, fermati e prenditi un momento per riflettere su ciò che stai percependo. Chiediti come ti senti in quel momento e cosa stai sperimentando a livello emotivo.
2. Meditazione su un Albero:
  • Scelta dell’Albero: Trova un albero che ti attira particolarmente. Siediti o stai in piedi vicino a lui, sentendo la sua presenza e la sua energia.
  • Connessione con l’Albero: Poni una mano sul tronco dell’albero e chiudi gli occhi. Immagina di entrare in connessione con l’albero, percependo la sua forza e stabilità.
  • Respirazione Sincronizzata: Sincronizza il tuo respiro con l’immagine mentale dell’albero che respira con te. Immagina che ogni respiro ti connetta sempre di più con la sua energia.
  • Visualizzazione: Visualizza le radici dell’albero che si estendono in profondità nel terreno, assorbendo nutrimento dalla terra. Immagina che queste radici siano anche le tue, ancorandoti e fornendoti stabilità.
3. Meditazione di Gratitudine:
  • Trovare un Posto Tranquillo: Trova un luogo nel bosco dove ti senti a tuo agio e tranquillo. Siediti comodamente e chiudi gli occhi.
  • Respirazione Profonda: Inizia con qualche respiro profondo, rilassando il corpo e la mente.
  • Gratitudine: Pensa a tutte le cose per cui sei grato in quel momento. Può essere la bellezza del bosco, la freschezza dell’aria, o la sensazione di pace che provi.
  • Esprimere Gratitudine: Internamente, esprimi la tua gratitudine alla natura per tutto ciò che ti offre. Sentiti parte di questo grande ecosistema.

Conclusione

Integrare queste pratiche nella tua vita quotidiana può avere un impatto significativo sul tuo benessere. La natura non solo ci offre uno spazio per la guarigione e la rigenerazione, ma ci insegna anche lezioni preziose sulla resilienza, la crescita e l’interconnessione di tutte le cose. Prendersi del tempo per connettersi con la natura attraverso la meditazione può rafforzare questo legame, portando equilibrio e armonia nella tua vita.

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Omar: l’Almuten sulla Natura della Morte

Omar è stato un matematico, astronomo, poeta, filosofo e astrologo persiano (1048 – 1131). Di questo autore mi incuriosiscono le sue proposte in riferimento agli Almuten sulle condizioni della vita e sui destini. Propone infatti una enorme quantità di Almuten per determinare la qualità e la natura di certe questioni della vita. Per certe questioni la determinazione dell’Almuten è veramente lunga e articolata, per esempio per la “fortuna e la sostanza” del nativo propone di determinare il pianeta che vince su:

  • sul grado di qualsiasi pianeta posto in casa due
  • sul grado della cuspide della seconda casa
  • sul grado del governatore della seconda casa
  • sul grado della parte di sostanza (Ascendente + Cuspide seconda casa – Signore della seconda casa)
  • sul grado del dispositore della parte di sostanza
  • sul grado di Giove
  • sul grado della parte di fortuna
  • sul grado del dispositore della sorte di fortuna

Per la questione della natura o tipologia della morte propone invece una determinazione più rapida. Dice di calcolare l’Almuten da:

  • dal grado della ottava casa
  • dal grado della Luna

Determinato questo Almuten, dice di osservare il pianeta con quali parti del cielo è configurato. Conferisce l’autore un certo ruolo alle immagini stellate, ovvero l’Almuten ricavato se configurato con certe stelle o certe parti di costellazioni zodiacali, potrà dare qualche informazione sulla natura della morte. Noto che questo tipo di osservazione, riferita quindi alle stelle e alle forme delle costellazioni, è ripresa anche da Guido Bonatti che quindi si ispira probabilmente anche ad Omar. Guido Bonatti per esempio esordisce dicendo che le “costellazioni” e le loro immagini poste nella ottava casa celeste, nonché quelle poste sul governatore della ottava, definiscono o definiranno qualcosa sulla natura della morte.

Nel caso di Omar l’autore dice di valutare l’afflizione dell’Almuten. Non specifica di quali afflizioni, ma è chiaro che ci riferiamo a certe condizioni di accidentalità e di essenzialità. Quindi indica che se l’Almuten o la Luna sono afflitti e si configurano con:

  • il serpente o lo scorpione celesti (si riferisce ad aree costellative, quindi lo Scorpione non è il segno zodiacale che è immateriale ma è la costellazione dotata delle sue luci specifiche) la morte sarà causata dal morso dei serpenti o a causa del veleno;
  • se l’almuten o la Luna sono afflitti nell’area della Lira, dell’Aquila o del Corvo celeste, la morte avverrà senza sepoltura e il corpo sarà cibo per gli uccelli;
  • se l’almuten o la Luna sono afflitti nel luogo dell’Ariete, Toro, Capricorno, Cavallo – quindi si riferisce alle aree costellative non ai segni dello zodiaco tropico – sarà ucciso a causa dei quadrupedi;
  • se l’almuten o la Luna sono afflitti nell’area della testa della medusa (praticamente Algol) gli sarà mozzata la testa.

Omar propone poi altre considerazioni:

  • se i luminari partecipano nel luogo della morte (casa otto) e sono afflitti dai malefici, significa una pessima morte;
  • se i luminari e Giove fossero tra loro opposti, la morte sarà per ordine del re;
  • se i significatori della morte sono afflitti sopra l’orizzonte, allora la morte sarà pubblica e nota, come la crocefissione;
  • ma se saranno sotto l’orizzonte, allora la causa della morte sarà per crollo (precipitazione) o per naufragio;
  • e se fossero invece combusti, i corpi non verranno mai trovati;
  • e quando la Luna è congiunta al Sole e a Marte in segno di fuoco o in quadrato a Marte in segno di fuoco, il nato morirà nel fuoco;
  • e quando il significatore della morte è afflitto e l’almuten è in segno di terra, il nato morirà per qualcosa che precipiterà su di lui;
  • se in segni di fuoco a causa del fuoco o di lupi e cani, in segni di aria sul patibolo o per mano di altri uomini, in segni di acqua a causa dell’acqua;
  • Marte in settima casa minaccia una morte per ferro o per fuoco;
  • quando Saturno signore della ottava casa è nella decima casa, in segno di terra, e in assenza di testimonianza dei benefici, il nato muore cadendo dall’alto;
  • quando Marte è nell’ottava casa con caput draconis minaccia la morte per strangolamento o soffocamento.

Ma poi dice, Omar, che nessuno muore di cattiva morte quando Giove o Venere sono nell’ottava casa.

 

Considerazioni finali

Rifletto su fatto che non è il primo autore che incontro e che fa un uso importante delle stelle e delle loro relative immagini per definire la natura delle morte, come osservato anche in Guido Bonatti e in altri autori precedenti.

Omar specifica “se l’almuten è afflitto”, deduco come è tradizione di questi autori che tutto il male indicato viene meno o è diminuito se l’Almuten è in condizioni dignitose e se ad esso unitamente alla Luna sono configurate le fortune del cielo.

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Astrologia Medievale – Parte 1 – il concetto di natura e di Dio

L’Astrologia non è solo previsione delle cose future per mezzo dei decreti astronomici, indicati dalle qualità delle luci. L’Astronomia è infatti la parte matematica, e razionale, da cui l’astrologo (ancora oggi) definisce le qualità delle luci e la loro disposizioni nello spazio secondo la percezione dell’osservatore nella sua sfera locale.

Tuttavia, l’Astrologia non è una scienza essendo l’Astronomia la vera parte scientifica di questa dottrina. L’Astrologia è piuttosto il “mezzo” attraverso cui possiamo arrivare a congetturare i fenomeni astronomici, dotandoli di significati diversi e che dipendono dal contesto storico / culturale di appartenenza.

Non stupisca dunque che l’Astrologia sia stata, anche e non solo nel Medioevo, materia nelle mani dei teologi e dei filosofi, e non solo dei fisici o dei medici. La conoscenza un tempo confluiva verso un complesso approccio di osservazione dei fenomeni naturali; per mezzo della matematica e della fisica si cercava di stabilire una connessione con il sacro e con le sfere del divino. L’Astrologia è forse ad oggi l’unica materia che ancora permette, ai suoi praticanti, una connessione al sacro e ai misteri della creazione perché come “metodo e strumento di indagine” ha lo scopo di comprendere i disegni del Creatore e gli effetti della provvidenza sulle cose del mondo.

DE NATURA RERUM

Nel De Natura Rerum di Isidoro di Siviglia (autore del VI/VII secolo) troviamo una trattazione molto simbolica degli accadimenti naturali, che sono invece eventi fisici e reali, quantificabili e determinabili nella loro quantità e qualità. Isidoro non si sottrae alla fisica, al contrario usa la natura come metafora:

  • il ritmo scandito dal tempo, il giorno, il mese, l’anno, le ore e i minuti, il susseguirsi delle stagioni sono entità fisiche o matematiche che collaborano o hanno una funzione anche vitale, sociale, che scandisce i ritmi del mondo, delle culture, dei singoli e della collettività;
  • il giorno che segue la notte è messo in relazione all’uomo nel suo passaggio dal male al bene o viceversa;
  • nel corso mensile la Luna alterna le vicende della storia del mondo e la vita stessa dell’uomo;
  • così il fluire delle stagioni, l’alternarsi di diversi tempi stagionali, temperamentali, l’aumento dell’umidità come della secchezza, le fasi della luna, non sono solo strumenti di una indagine sulla singola persona, ma sono eventi fisici che descrivono anche il succedersi degli eventi collettivi che tutte le creature vivono attraverso una percezione naturale che agisce fisicamente sulla propria “vita”, che seguono sempre una logica precisa, come se ogni cosa si ripetesse all’infinito, con un continuo e perpetuo ripetersi di cose ciciliche sotto cieli sicuramente diversi, o nomi / identità diverse, ma alla fine con una modalità ripetuta; insomma invecchiare è un processo naturale, che segue anche la logica del ciclo lunare da luna nuova, a fase crescente, fino al plenilunio, poi calante, e di nuovo luna nuova; il ciclo stesso della vita è “percepito” nella dinamica del cielo, nelle meccaniche celesti che sono dunque trasportate ad un linguaggio umano o comunque strettamente connesso alla vita sulla terra, luogo in cui ha sede il punto di osservazione di tali fenomeni;
  • e allora l’alternarsi di stagioni vitali (primavera ed estate) e poi quelle del deperimento e della morte (autunno ed inverno) sono per Isidoro la metafora dei cicli della Chiesa che ha periodi di grande prosperità, di bene e di successo tra gli uomini e le donne giuste, ma anche periodi di morte, distruzione, scandali, e momenti di forte difficoltà;
  • ecco che per Isidoro il Sole incarna Cristo e la Luna incarna la Chiesa, ovvero la sposa di Cristo.

Nella concezione medievale, cristiana/cattolica, il cosmo diventa un concentrato di eventi fisici, e la natura non è altro che lo strumento (o le corde vocali) che il creatore utilizza per esprimere le sue volontà, in un piano divino prestabilito e chiaro, che segue una logica ciclica. I fenomeni astronomici, quanto quelli naturali, sono quindi “linguaggi” del Creatore e che solo pochi eletti (gli astrologi sapienti) possono decifrare e comprendere:

IUXTA ALLEGORIAM,
IUXTA SPIRITUALEM INTELLIGENTIAM
MYSTICE
PROPHETICE

Che nel medioevo il ruolo della natura fosse di fondamentale importanza, nel congetturare anche le “ragioni dell’astrologia”, lo vediamo in autori successivi a Isidoro di Siviglia. Per esempio, nell’alto medioevo Rabano Mauro, nel suo De Universo, arriva a trasformare i fenomeni naturali, quindi anche quelli celesti, in allegorie, in simbologie, sempre più complesse. La Natura è quindi l’argomento, o la materia, da cui si trae la ragionevolezza dell’Astrologia. Non esistono idee generate dal nulla, ma ogni fenomeno naturale e celeste è osservato nelle sue funzioni, in ciò che suscita o genera, e da questi dati possiamo dire razionali, si deducono simbologie e ulteriori significati questa volta più simbolici, che è evidente avevano il compito di “razionalizzare” i fenomeni celesti e naturali che altrimenti privi di una deduzione e di una loro elaborazione, non hanno alcun significato.

Se al sorgere del sole tutti si destano e cominciano le loro attività produttive e lavorative, questo significa che il sorgere del luminare ha una funzione operativa, ci parla di attività, opere, azioni, nel giorno dunque si produce, si magnificano le opere dell’uomo, in una visione sanguigna o collerica. Se al tramonto del sole siamo soliti riposarci e diminuire le nostre attività, quasi come fosse un richiamo atavico e ancestrale al coricarsi e ad abbandonare gli strumenti della fatica, conseguentemente e per analogia dalla notte o dalle ore notturne avremo una serie di simbologie, allegorie e riferimenti immaginali che ci parlano di riposo, di attività oscure, di ridimensionamento, di visione melanconica o flemmatica.

Il De Universo di Rabano Mauro è l’opera principale che è stata consultata nel medioevo per la realizzazione, in quei tempi, di Lapidari e Bestiari, che seguono proprio l’idea di una natura soggetta a trasformazione-allegorica. In tal senso, anche in ambito astrologico qualsiasi fenomeno celeste, pur essendo un fenomeno fisico e calcolabile matematicamente, è investito da una serie di deduzioni e analogie perché a quel dato “fenomeno” corrispondono una serie di percezioni naturali. Va da sé che probabilmente i fenomeni più congetturati nel tempo sono stati quelli delle Stagioni, e quindi le relazioni del Sole con la Terra ma anche della Luna con la Terra, nonché i transiti sul Sole dei pianeti, la visibilità dei cinque erranti nei loro cicli sinodici. Tutto questo ha prodotto analogie e significati deduttivi.

La natura è nel medioevo il principale fondamento alla spiritualità di quel periodo, tale atteggiamento porta a investire il creato e la natura stessa di “sacralità”, ecco che il cielo diventa Figura o luogo in cui proiettare la ricerca del divino perché i misteri della vita e della creazione non possono che essere ricercati nell’infinità dei cieli e nei misteri stessi dell’universo.

LA NATURA E I PIANETI

L’autore del De VI rerum principiis (Liber Hermetis Mercurii Triplicis De VI rerum Principiis) testo che circolava ampiamente nel XIII secolo, connette il concetto di natura alle qualità dei pianeti. Scrive nella ricerca condotta da Tullio Gregory in MUNDANA SAPIENTIA, dal titolo “L’idea di natura nella filosofia medievale”, che i pianeti e le loro qualità hanno a che fare con la generazione delle cose: la natura, artifex e opifex, è la stessa qualità dei corpi celesti attraverso i quali si compie la divina disposizione operando nel mondo sublunare. Così il discorso fisico si tesse di motivi tratti dall’astrologia araba e soprattutto dal Liber De Electionibus e dal De Interrogationibus di Zahel ben Bishr e dall’Isagoge di Alcabitius.

Nell’Experimentarius di Bernardus Silvestris, filosofo e poeta platonico medievale del XII secolo, comprendiamo bene come i pianeti erano concepiti nel medioevo (e quindi anche dagli astrologi medievali). Non c’è una “credenza” nei Pianeti come Divinità, piuttosto i Pianeti sono Strumenti dell’Opera del Creatore, che li stabilizza nella loro influenza sul mondo inferiore. I Pianeti sono “creature” e strumenti dell’Onnipotente Dio, gli astri diventano i segni sensibili ove è dato leggere non più significati spirituali ma le Leggi di una Provvidenza in cui facilmente riconosciamo il fato dell’antica tradizione stoica ed ermetica, e la necessità dei loro influssi è la necessità stessa della Divina Predestinazione, suggerisce Tullio Gregory.

DETERMINISMO ASTROLOGICO

Il determinismo astrologico confluisce quindi nei filosofi del medioevo come una questione non di poco conto e viene per una parte del medioevo relazionato alla Dottrina della Provvidenza proponendo il dilemma tra libertà e fato. Scrive Tullio Gregory: Se in alcuni scritti (medievali) appare chiara la preoccupazione di limitare l’influenza dei corpi celesti al mondo fisico e non umano, in altri – ove l’influenza araba è più diretta – ai celesti cronocratori (i pianeti) è affidata la storia stessa del genere umano, dalla primitiva “ORIGO INCULTA ET HORRIDA ET AGRESTI CONVERSACIONE EFFERA”, in corrispondenza della POTESTATES TEMPORUM esercitata da Saturno, ai più civili tempi di Venere, “QUO PER GRADUS HOMINUM PRUDENTIA CREVIT”, e infine all’età dominata da Mercurio.

CONCLUSIONE

Un importante conclusione sull’Astrologia nel medioevo proviene proprio dalle ricerche di Tullio Gregory nel suo Mundana Sapientia; attualmente è uno dei pochi autori (italiani) che ho trovato non solo esaustivo, ma anche capace di una analisi storica e di contenuto priva di simpatie, soggettivismi, o “fedi” personali. L’autore di Mondana Sapientia propone una riflessione sull’Astrologia, nei tempi del medioevo, che è a mio giudizio ancora oggi di grande attualità:

Scienza che coglie il nodo dei rapporti tra cielo e terra, l’Astrologia non si configura solo come una distaccata contemplazione dell’armonia del cosmo, ma come sapere pratico che rende possibile all’uomo un intervento attivo su quei fenomeni dei quali, da spettatori, si è fatto percepire. Si leggeva nel Centiloquium: “anima sapiens ita adiuvabit opus stellarum quemadmodum seminator fortitudines naturales”. E’ questo un motivo su cui torna insistente tanta parte della letteratura magico-astrologica che dall’età ellenistica, attraverso la cultura araba, rifluiva ora nella nuova cultura medievale, ovvero il rifiuto di chiudere la libertà umana entro le eterne leggi di una necessità celeste, assumendo ora un significato preciso, offrire all’uomo un campo autonomo di iniziativa che non era richiesta solo per mettere nelle sue mani la responsabilità del proprio destino ultraterreno, ma anche per garantirgli la capacità di piegare le stesse forze celesti e compiti umani.

Quindi IL SAPIENTE DOMINERA’ GLI ASTRI è un concetto che già trapela nel Picatrix, e con maggiore forza trapelerà in Ruggero Bacone, specialmente nel XII secolo quando l’Astrologia è a tutti gli effetti un metodo di “lettura” dei fenomeni celesti e naturali, atmosferici e terrestri, dai quali si cerca di “comprendere” la volontà agente di Dio – che appunto agisce nella sua volontà creatrice nelle cose del mondo sublunare attraverso la disposizione dei pianeti, degli astri, delle luci, dei luminari – ma la conoscenza di tali fenomeni e la conoscenza stessa della natura permette anche all’Astrologo di “intervenire”, di agire non tanto per impedire un fato ma per migliorarlo il più possibile.

FONTE
Mundana Sapientia. Forme di conoscenza nella cultura medievale. Edizioni di storia e letteratura. Roma 1992. Di Tullio Gregory.

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