BLOG ALMUTEN | FONTI TRADIZIONI RICERCA

VODCAST #2

Marsilio Ficino. Liber De Sole et Lumine

Francesco Faraoni

Creator Projects

Dal 2013 cura il canale YouTube The Sun Astrology, come progetto multimediale di condivisione della cultura astrologica. Dal 1999 si occupa di ricerca e studio in ambito astrologico. Interessato in particolare alla filosofia naturale e allo studio dell’eredità astrologica antica e moderna, con particolare riguardo agli autori medievali e rinascimentali.

MARSILIO FICINO
LIBER DE SOLE ET LUMIEN

Segue il contenuto multimediale e la trascrizione dell’approfondimento.

TRASCRIZIONE

  • Il DE SOLE è un testo di Marsilio Ficino opera che coincide con il culmine dei suoi lavori. Infatti fu pubblicata nel 1494 praticamente cinque anni prima della sua morte. È un testo che può farci riflettere sul valore dell’Astrologia; è una precisa testimonianza delle ingerenze della religione e della filosofia per cui Ficino ha sempre lottato per tutta la vita, testimoniandoci non solo la sua capacità di comunicare la sua conoscenza astrologica, ma anche di comunicare una mistica lucida sul suo pensiero e su come l’Astrologia segua inevitabilmente i convincimenti filosofici della persona e del tempo storico di riferimento.
  • Nel DE SOLE troviamo una dedica a Piero de’ Medici, solitamente gli autori di questo periodo si rivolgevano a famiglie importanti per ricevere protezioni speciali. Ma per l’opera del De Sole merita una speciale menzione la figura di Piero del Nero: apparteneva ad una famiglia che aveva molti contatti nella Firenze di Ficino, in particolare Piero del Nero nutriva ottime relazioni con i principali eruditi del suo tempo, frequentò inoltre le lezioni di Ficino nell’Accademia Platonica e Ficino gli dedicò anche un’opera specifica il De Cristiana Religione. Piero del Nero fu eletto al priorato e si avviò anche alla carriera politica; le particolari attenzioni e carinerie di Marsilio Ficino (che evidentemente nutriva un interesse per Del Nero anche per le sue posizioni sociali e politiche) portarono Piero Del Nero a ricambiare con sentimenti di gratitudine a tal punto che fece stampare a sue spese l’opera di Ficino, proprio il Liber De Sole et Lumine. Ma ritornando alla dedica a Piero de’ Medici, Ficino indica che l’origine di quest’opera è la metafora del Sole nella Repubblica di Platone.
  • Ma partiamo con una curiosità. Ficino era molto amico della famiglia Valori, esponenti di spicco dell’aristocrazia fiorentina. Alcuni elementi della famiglia Valori proprio nel periodo della pubblicazione del De Sole erano coinvolti in attività di ambasceria presso il Papa. Ficino comunicò alla famiglia Valori, con una supplica, di difenderlo nel caso di future accuse di eresia a causa dei suoi scritti, e con riferimento al De Sole e De Lumine. Ficino sembrava quindi consapevole che queste sue opere potessero suscitare qualche problema. Ci troviamo in un periodo in cui la Santa Inquisizione restringe la possibilità di divulgare certe conoscenze o certe idee, non a caso l’opera di cui vi parlerò oggi è preceduta da una introduzione su come il lettore deve leggere il suo contenuto, ovvero interpretandolo in senso allegorico e anagogico piuttosto che dogmaticamente. È vero che siamo nel papato di Alessandro VI che tuttavia è diventato papa da poco, esattamente nel 1492, e siamo reduci da una serie di lotte intestine che contrapponevano gli intellettuali e gli artisti del tempo di Ficino con chi invece voleva bandire totalmente certe conoscenze. Il Savonarola, frate molto critico nei confronti degli intellettuali specialmente quelli simili a Ficino che non disdegnavano l’astrologia e la filosofia classica, sarebbe stato condannato al rogo solamente nel 1498, e il De Sole invece è stato pubblicato nel 1494, quindi fu pubblicato quando il Savonarola era ancora in vita, e quindi è più che normale che Ficino fosse preoccupato. Aggiungiamoci poi che in questo periodo Pico della Mirandola stava pubblicando un testo contro l’Astrologia giudicandola come “arte divinatoria” e non come scienza, e questo poteva suscitare dei problemi. Quindi nonostante la protezione che Ficino poteva avere da alcune famiglie importanti, potevano comunque essere sollevate delle problematiche non di poco conto, Pico della Mirandola morì comunque nel 1494 nello stesso anno di pubblicazione del De Sole, oggi è stato dimostrato da diverse università attraverso studi biologici e scientifici che il decesso fu la conseguenza di un avvelenamento. E’ evidente che ci troviamo in anni molto particolari dove ci sono due correnti precise: quella diciamo ficiniana che promuove l’astrologia, la magia, come forme di scienza e arte, connotandole comunque di ragionamenti anche filosofici e religiosi; e una evidente corrente anti-ficiniana, che invece intendeva promuovere una censura totale al fine di difendere il dogma cristiano e cattolico.
  • Questa preoccupazione è evidente in una lettera indirizzata a Bernardo Rucellai, scrittore e umanista del tempo di Ficino. Rucellai intratteneva frequenti relazioni epistolari con numerosi intellettuali, tra cui è ricco il carteggio epistolare con Marsilio Ficino: scrive a Rucellai che alcune delle sue parole sulla creazione potrebbero essere fraintese e interpretate come contraddittorie rispetto al dogma della Genesi biblica; in particolare la preoccupazione di Ficino era per il Capitolo 10 del suo Liber De Sole et Lumine, che vedremo più avanti.
  • Il De Sole è stato pubblicato tra il 1493 e il 1494, questi sono i due anni più importanti per la sorte di questo testo. Ci troviamo nel XV secolo e il pontificato è retto da Alessandro VI ovvero Rodrigo Borgia. È stato uno dei papi rinascimentali più controversi per tante motivazioni politiche e morali, anche per esempio per aver riconosciuto la paternità di diversi figli illegittimi, non a caso il suo cognome è diventato ben presto sinonimo di libertinismo e nepotismo, caratteristiche che furono addebitate anche al suo pontificato. Nonostante le complesse questioni morali di questo papa, e le complesse questioni politiche che portava avanti, Alessandro VI nutriva simpatia per il mondo degli intellettuali, ma sempre per un tornaconto personale. È proprio Alessandro VI ad autorizzare la condanna al rogo per eresia in Piazza della Signoria di Firenze del Frate Girolamo Savonarola il che ci fa intuire come anche questo papa fosse fortemente contrario alle restrizioni di un certo mondo intellettuale totalmente devoto alla tradizione e al dogma cattolico, e Alessandro VI non è stato di certo un papa virtuoso dal punto di vista etico e morale. Ha incarnato più il ruolo di un Re che del Vicario di Cristo.
  • Ma prima di dare lettura e commentare alcuni passaggi del testo di Ficino, vorrei ritornare all’accenno fatto sulla natura della sua opera. È evidente che questo testo abbia un chiaro collegamento alla metafora del sole che incontriamo in Platone, infatti in Ficino è ricorrente l’abitudine di mischiare o mettere in relazione concetti religiosi o filosofici come in questo caso, con alcuni principi fedeli della tradizioni astrologica quella che ha come radice la Tetrabiblos di Claudio Tolomeo, quasi a voler dimostrare, a mio giudizio, la logicità che ruota nella dottrina astrologica che non è solo matematica, fisica, astronomia, ma ha anche una logica e una connessione possibile alla filosofia, alla teologia, alla fede, perché se il Creatore ovvero Dio è artefice di ogni cosa, l’Astrologia è dunque un’opera sì dell’ingegno e dei bisogni dell’uomo ma risponde comunque ad un dato naturale che la collega direttamente alle disposizioni del divino che regolano anche la meccanica celeste. Per esempio, Platone nella sua metafora al Sole (vedere Repubblica, 507 b – 509 b) concepisce il Bene come l’idea più elevata, l’acquisizione del sapere è un’ascesa ovvero un crescere qualitativo dell’essere e che riguarda la percezione delle cose, degli oggetti imperfetti attraverso i sensi, comprensione delle idee, e al culmine di tutto questo vi è l’idea di Bene. E allora il SOLE rientra nella metafora della vista, che è uno dei sensi più importanti e noi vediamo per mezzo del sole ovvero della luce, ed essendo il Sole fonte della luce, il Sole è fonte del bene e della verità perché permette di distinguere le cose che nell’oscurità non sarebbe altrimenti possibile vedere. Il sole genera la luce, la quale fa sì che la vista possa vedere le cose e le cose possano essere viste. Il sole, la luce, la vista, le cose che vediamo costituiscono la prima serie di termini su cui si basa l’analogia tra sole e Bene; la seconda serie di termini comprende il Bene, la verità, l’intelletto, le realtà intelligibili, cioè le idee. Simile al sole è la luce dunque il Bene, perché la luce produce verità, ovvero fa sì che l’intelletto possa conoscere le idee; il Bene è perciò causa della conoscenza intellettuale, ovvero della scienza. È molto interessante il fatto che Ficino si ispiri anche alla metafora del Sole di Platone, dobbiamo quindi pensare a Ficino come ad un uomo assorbito dalla filosofia, dalla religione e nella continua ricerca della conoscenza, è stato mosso nella realizzazione del Liber De Sole et Lumine anche dalle influenze platoniche, dalla sua cultura personale, dal suo credo, dalla sua fede e dalla sua idea di Dio e creazione, e non solo da una mera trascrizione di “nozioni antiche” da tramandare, in una sorta di copia e incolla. Ficino non ha copiato le conoscenze antiche ritrascrivendole, ma ha dato la sua idea delle cose basandosi sulle conoscenze acquisite, e basate sulla morale e sul senso etico che aveva e che lo contraddistinguevano, proponendoci quindi un testo che non è di Astrologia in senso assoluto, ma è il pensiero di Ficino nei riguardi dell’Astrologia, che è una cosa ben diversa. Negli scritti di Ficino, infatti, l’autore non si tira indietro in alcune sue opere nella critica a molte posizioni di Tolomeo considerandole sbagliate o prive di una logica naturale.
  • Il libro del sole e della luce inizia con una prefazione rivolta a Piero de’ Medici. Scrive Ficino: “Giorno dopo giorno sto perseguendo una nuova interpretazione di Platone, già iniziata tempo fa sotto il tuo patrocinio, Oh magnanimo Piero… Perciò, recentemente, quando sono giunto a quel mistero platonico dove egli compara in modo squisito il Sole a Dio stesso, mi è sembrato giusto spiegare una così grande questione in modo un po’ più completo… Dunque, mentre lavoravo per molte notti, illuminato da questo Sole come se fosse la mia lampada, ho pensato di raccogliere questo argomento …” Ficino poi dichiara che questa sua opera che quindi si ispira chiaramente a Platone a alla rilettura della metafora del Sole è dedicata proprio a Piero de’ Medici, e dice “affinché nel frattempo, con questa luce … tu possa prevedere di quale natura sarà questa opera platonica e se mai hai amato il mio Platone … possa tu amarlo più ardentemente e abbracciare con il diletto di tutta la tua mente”. Continua poi con una introduzione ai lettori dove espone il modo in cui il contenuto di questa opera andrà considerato. Scrive che questo libro è allegorico e anagogico piuttosto che dogmatico. Scrive poi che “nulla dovrebbe essere rischiato nelle cose divine a meno che la stessa luce di Dio non l’abbia rivelato alle menti ispirate” alludendo che non intende quindi contravvenire alle credenze del periodo in cui scrive quest’opera, ma poi dice che è la stessa opera e lo stesso pensiero di Platone a ispirarci non a procedere verso la luce occulta delle cose divine (ovvero verso quelle cose non conosciute e che rischiano quindi di contrapporsi ai dogmi del tempo) ma piuttosto di “meditare” sulla luce che è invece manifesta, ovvero ragionare su fatti tangibili, e innegabili. Poi afferma Ficino che nell’opera si parlerà di corrispondenze tratte dalla luce, e tiene a esortare il lettore dicendo “sii indulgente con me, ricorda la licenza apollinea e quasi poetica davanti al Sole, senza negarmi un contenuto più serio e come dicono i Greci dogmatico. Ho promesso un esercizio allegorico e, fino a quel punto, un esercizio mistico degli ingegni, nel nome di Febo, l’ordinatore del giuramento” dove evidentemente Ficino vuole allontanare da sé eventuali accuse di eresia attraverso una premessa che assomiglia molto ad una specie di DISCALIMER dove semplicemente pare intende dire che se anche certe cose possono risultare contrarie al dogma comune e alle credenze comuni, di vederle non come un qualcosa che vuole contravvenire ad una conoscenza nota, ma piuttosto come allegorie, quindi cose immaginarie, creative, elaborazioni della mente. In realtà, a mio giudizio, Ficino si nasconde dietro il concetto di allegoria e anagogia, per difendersi da accuse che nei suoi tempi potevano portare anche al rogo, ma quello che si preparerà è un vero e proprio compendio astrologico, dove numerosi principi sono contrari al dogma comune, ma che lui ha sapientemente costruito e “mascherato” – passatemi il concetto – in allegorie. Ho la sensazione che questa opera presenta “codici ermetici”, ovvero nozioni trasformate in allegorie dove invece Ficino ha voluto veicolare delle conoscenze che ha acquisito o compreso ma troppo pericolose da esporre in modo intellettualmente libero.
  • (Capitoli 2, 3, 4, 5) Ma andiamo verso i capitoli veri e propri dell’opera, quelli che offrono un contenuto anche astrologico su cui ragionare insieme. Il capitolo due ha come titolo “Come la luce del sole è simile alla bontà stessa, cioè a Dio”. Questo capitolo, ma anche i successivi, sono orientati verso una trattazione filosofica e teologica della manifestazione del cielo vista come creazione ovvero opera di Dio. L’Astrologia ha dunque a che fare con Dio? La risposta è “si”, il Divino nell’Astrologia è rintracciabile in base alla cultura, tradizione, pensiero della persona che si avvicina a questa dottrina. Sfatiamo quindi l’idea che la Religione non ha nulla a che fare con l’Astrologia, è una idiozia visto il contesto storico e culturale che proviene dall’Astrologia Rinascimentale. È evidente che questi autori, Ficino ed altri, prima di discutere della logicità del metodo astrologico pongono a sé stessi questioni morali, spirituali, etiche, religiose, perché è naturale farlo… e poiché nei tempi di  Ficino l’astrologia era particolarmente vessata dall’etica religiosa di quei tempi, è giustificabile pensare che Ficino pur credendo in Dio e nella religione cattolica, cerca di giustificare l’Arte e in questo trattato cerca di far comprendere come la manifestazione della luce, dei fenomeni luminosi del cielo, non sono opera del Caos o del Caso ma sono Opera di una Intelligenza che è inevitabilmente Divina, e quindi l’Astrologia se rispetta il Divino e i suoi precetti diventa in un certo senso il metodo o lo strumento attraverso cui l’astrologo cerca di decifrare il Linguaggio di Dio, che è linguaggio creazionista.  Scrive Ficino: “la luce appare molto pura e molto elevata nel regno dei sensi; tra tutte le cose la luce è irradiata più facilmente e ampiamente in un istante; incontra tutto e lo penetra in modo dolce e piacevole; porta con sé calore nutriente che custodisce tutte le cose donando vita e movimento; non è guastata da nulla e non può essere mescolata con il nulla; è diffusa, accarezza, attrae; come calore emana ovunque come compagno d’amore…” poi Ficino afferma “per questo motivo Giamblico giunse a riferirsi alla luce come ad una certa vitalità attiva e ad una chiara immagine dell’intelligenza divina, il raggio che emana dall’occhio è esso stesso l’immagine della visione e in tal senso la luce stessa è la visione dell’anima celeste o l’azione della visione che si estende verso le cose esteriori, agendo a distanza, vedendo e toccando”. Conclude poi Ficino versi di elevata evocazione, e scrive: “guarda il cielo, ti prego, quel cielo il cui ordine manifestamente perfetto dichiara così chiaramente che Dio è il suo creatore… quando si guarda in alto verso le cose celesti il firmamento annuncia immediatamente la gloria di Dio e le opere delle sue mani attraverso i raggi stessi delle stelle e attraverso gli aspetti o le inclinazioni dei loro occhi erranti, soprattutto è il Sole a significare Dio stesso. Il Sole ti offre segni, e chi oserebbe dire falso il Sole?”
  • Vediamo alcuni passaggi brevi del capitolo 3, che ha come titolo Il Sole, Datore di Luce. Dice Ficino che il Sole è signore e moderatore delle cose celesti, ovvero modera tutte le cose celesti, infonde luce in tutte le stelle, e attraverso i 12 segni è chiamato SOLE VIVENTE e quel segno che il Sole rinvigorisce appare effettivamente vivo. Cosa intende dire in questo passaggio Ficino? Il Sole occupando un segno dello zodiaco, vivifica quel segno, lo rende cioè vivo e dunque se il Sole occupa un dato segno significa che devono esprimersi i “segni” riferiti a quel segno specifico. Quali sono i segni che noi possiamo percepire collettivamente? Prima di tutto quelli stagionali, quindi il Sole in Ariete o il Sole in Leone o il Sole in Acquario vivifica, attiva, manifesta, le nature del segno medesimo attraverso una memoria che è prima di tutto stagionale, ecco che con il Sole al grado zero dell’Ariete, per esempio, noi percepiamo l’inizio della primavera e questo inizio della primavera, che coincide con certe manifestazioni naturali, porterà la manifestazione di certi “segni” ovvero “segnali e nature” proprie dell’Ariete. Inoltre, Ficino aggiunge che “il Sole riempie i due segni adiacenti con tanta potenza, questo spazio su entrambi i lati è chiamato dagli arabi ductoria del Sole, cioè il campo solare”. La definizione che dà Ficino di ductoria o doriforia al sole è molto particolare. La teoria della ductoria al sole è molto complessa e riguarda questioni di essenzialità ma anche questioni di accidentalità, ma in particolare vi è una considerazione tecnica precisa per la ductoria al Sole, ovvero il pianeta deve essere orientale al Sole e libero dai raggi, quindi il Sole occupando per esempio un certo segno crea una “zona di luce” nei suoi lati orientali e occidentali dove l’eventuale presenza di un pianeta viene “mascherata” ovvero è invisibile, ma ci sta anche un punto preciso dove tale invisibilità viene meno e il pianeta allora orientale al Sole e appena diventa “visibile” è colui che annuncia il Sole e se rispetta anche altre condizioni è diciamo potentissimo, e tale potenza è data da una disposizione rispetto al Sole. Poi Ficino propone le dignità essenziali del Sole allora dice che il Segno in cui si esalta è l’Ariete che quindi è il capo di tutti i segni ed essendo “capo” significherà il capo cioè la testa di ogni essere vivente. Il Sole trova il suo domicilio il Leone che è il cuore dei segni, e di conseguenza il Leone governa il cuore di ogni essere vivente. Propone Ficino una indicazione di astrologia mondiale dicendo che la fortuna annuale del mondo intero dipenderà sempre dall’ingresso del Sole in Ariete e si potrà giudicare la qualità della primavera e le sorti della primavera, come nel Sole in Cancro giudicheremo l’estate, Sole in Bilancia l’autunno, Sole in Capricorno l’inverno. Stiamo andando verso capitoli dove Ficino spiega principi tecnici ma in modo molto elementare, per esempio nel Capitolo 4 che ha come titolo “le condizioni dei pianeti rispetto al sole” Ficino dice che esistono spazi definiti partendo dal Sole che suscitano cambiamenti e qualità degli altri pianeti, qui si sta riferendo alla percezione del moto del Sole (che è apparente) e agli epicicli che hanno anch’essi relazioni con il Sole. Abbiamo poi il capitolo 5 intitolato “Il potere del sole nel generare e nelle stagioni, al momento della nascita e in tutte le cose”. Ficino fa un elenco di cose molto note, indica che la Luna dichiara il signore della natività e del momento del concepimento specialmente la congiunzione od opposizione del sole e della luna prima della nascita che rivelerà la verità e la fortuna della natività. dice poi che la posizione della sorte di fortuna rivelerà il demone della natività e indicherà il tenore di tutta la vita. Fa poi un accenno sulle stagioni dicendo che il Sole non solo descrive il giorno, le ore diurne e notturne, i mesi, gli anni, ma attraverso la sua luce e il suo calore genera, vivifica, muove, rigenera, riempie di respiro e custodisce tutte le cose che erano nascoste e poi aggiunge che le regioni del mondo troppo lontane dal Sole sono lontane dalla vita, spiegando il perché alcune aree del mondo sono disabitate o comunque inospitali per la vita e la polis. La stagione migliore per Ficino è la primavera, la peggiore dice che l’autunno perché in autunno il Sole comincia la sua caduta. Poi propone un interessante ragionamento sulle 12 case celesti dicendo che il Sole ha la nona parte cioè la casa nove è la casa del sole, luogo ove gioisce, e la Luna ha la terza casa, luogo ove gioisce. Per quale motivo? La motivazione che ne dà Ficino è spirituale, dice che la saggezza, la fede, la religione e la gloria eterna sono i doni più grandi a cui qualcuno possa aspirare e per questo il Sole è nella nona casa chiamata Dio e la Luna nella terza casa chiamata Dea. Dice poi ceh quando il Sole è al medio cielo, nutre lo spirito vitale e gli animali nel mondo, e quando discende ogni spirito è debilitato. Purtroppo tralascia una informazione interessante di cui fa un breve accenno dicendo “tralascerò il perché il Sole al suo sorgere porti profezie a coloro che dormono e del perché la Luna, che Aristotele chiama il Sole minore, similmente ristora lo spirito e l’umore naturale quando sorge e lo indebolisce quando torma”… sarebbe stato interessante un approfondimento al riguardo che tuttavia manca, almeno in questo testo.
  • Passiamo ai capitoli 6, 7, 8 e 9. Il capitolo 6 è intitolato “le lodi degli antichi per il sole e come le potenze celesti si trovano tutte nel sole e derivano dal sole”. Ficino fa affidamento alle attribuzioni che in antichità erano elargite al Sole. Per esempio, dice che Orfeo chiamò Apollo l’occhio vivificante del cielo, e riporta un inno di Orfeo che recita “Il Sole è l’occhio eterno che vede tutte le cose, la luce celeste per eccellenza, luce che modera le cose mondane, che guida o disegna il corso armonioso del mondo, il Signore del mondo, Giove immortale, l’occhio del mondo che gira ovunque, che possiede l’impronta originale a immagine della quale sono fatte tutte le forme mondane”. Ficino riporta che in Egitto sui templi di Minerva si poteva leggere un’iscrizione d’oro che recitava “io sono tutte quelle cose che sono, che saranno e che sono state, nessuno ha mai scostato il mio velo, il frutto che portato è il Sole”. Il che, dice Ficino, ci porta a dire che il Sole nato da Minerva è l’intelligenza divina, quindi è fiore e frutto. Le attribuzioni allegoriche e mitologiche, che dovremmo chiamare tuttavia TEOLOGICHE, sono forme di interpretazione dei valori o degli effetti che il Sole suscita nel mondo e nelle cose del mondo. Per gli scopi dell’astrologia il mito quindi è sicuramente trascurabile perché non ci offre metodologie specifiche per calcolare il temperamento, o le inclinazioni dell’animo, ma per speculare filosoficamente sulla meccanica celeste e sul suo valore nelle cose del mondo, da sempre anche i non-astrologi hanno visto per esempio nel Sole quelle funzioni o quelle proprietà che poi rintracciamo anche nelle metodologie astrologiche, e che i filosofi antichi usavano per altri tipi di scopi, diciamo per riflettere sulla manifestazione delle cose. Ficino riporta nel capitolo cinque Albumasar che ha detto, dice Ficino, che attraverso il Sole e la Luna la vita è infusa in tutte le cose. Cita poi anche Mosé che vede nel Sole il signore delle cose diurne e la Luna il signore delle cose notturne. I Caldei, indica, ponevano il Sole al centro dei pianeti, gli egizi invece ponevano il Sole in mezzo, sopra di essi i cinque pianeti erranti (Mercurio Venere Marte Giove Saturno) e sotto il Sole la Luna e i quattro elementi. Così almeno dice Ficino. Poi riporta alcune indicazioni dei medici, di Eraclito, dei platonici, su come consideravano il Sole per dire poi che “per queste ragioni la maggior parte degli astrologi pensa che come solo Dio ci ha dato un’anima intellettuale così solo Lui ce la invia sotto l’influenza del Sole, ciò avviene nel quarto mese dopo il concepimento”. Ficino introduce poi ragionamenti più tecnici dicendo che Mercurio significa il movimento della nostra mente, Saturno lo stato della mente separata perché è il pianeta che si allontana meno dall’eclittica, poi Giove e Marte sono secondo Ficino concordanti con il Leone Apollineo quindi con il Sole e Giove significa la giustizia religiosa, le leggi civili, la prosperità; mentre Marte significa la magnanimità, la forza d’animo e la vittoria. Per la Luna Venere e Mercurio dice che sono chiamati “compagni del Sole”. La luna a causa della sua frequente congiunzione con il Sole. Venere e Mercurio perché non si allontanano mai troppo dal Sole. E quindi, dice, Luna Mercurio Venere hanno ricevuto il dominio della generazione universale. Di conseguenza la Luna è molto umida quando è in congiunzione o in aspetto al Sole perché, quando in relazione al Sole significa che ha assorbito il suo calore e può dunque elargire un umore riscaldante e vitale che è capace di generare. In questo processo interverrebbe Mercurio che mescola le due parti, calore e umidità, in una proporzione armoniosa, e poi Venere applica una forma decorosa alle cose e miscela con grazia e gioia. E in questo modo, dice Ficino, il Sole distribuisce attraverso le stelle erranti le sue peculiarità donando virtù ad ogni forma.
  • Nel capitolo VII che tralascio vi sono le disposizioni dei segni e dei pianeti attorno al Sole e alla Luna, dove brevemente Ficino spiega la logica dei domicili e delle dignità essenziali. Nel capitolo Ficino dice che i pianeti sono fortunati quando sono in accordo con il Sole e la Luna, sfortunati quando discordanti. Cita in questo caso Tolomeo che considera il Sole e la Luna autori della vita: la Luna fornisce ciò che riguarda la crescita e l’accelerazione, il Sole ciò che riguarda la coscienza. Considera anche Giove e Venere come salutari alla vita. Giove è più armonioso di tutti con il Sole e Venere con la Luna. Saturno e Marte, dice, sono invece all’opposto perché in disaccordo con il Sole e con la Luna. Saturno è più in disaccordo con il Sole, Marte con la Luna. Dice poi ceh i pianeti acquistano improvvisamente un nuovo vigore quando guardano la faccia del sole e della luna, che dice Ficino gli arabi chiamavano almugea. La condizione di almugea è una certa distanza che abbiamo tra per esempio Sole e un pianeta, e dipende dalle distanze indicate dai domicili dei pianeti, condizione che meriterebbe una spiegazione tecnica che però non è nelle finalità di questo approfondimento. Comunque, Ficino fa un esempio proponendo Saturno che sarà in almugea al Sole tutte le volte che è occidentale, ovvero che sorge dopo il sole, nel sesto segno dal segno del Sole. Ficino osserva che vi è accordo tra Giove e Venere, Sole e Luna, disaccordo tra Marte e Saturno. Giove, infatti, ha il suo domicilio in Sagittario che è in trigono al domicilio del Sole in Leone. Venere con domicilio in bilancia ha una spetto benefico di sestile al Luna. Marte ha sede nello Scorpione in aspetto quadrato e dissonante al Sole e Saturno è nel sesto segno dal Sole, non consonante con esso, e nel settimo, totalmente opposto ad esso. Insomma, sono ragionamenti legati alla logica delle dignità essenziali. Saturno e Marte sono discordanti, Ficino li chiama “gli sventurati” e tra i due il peggiore è Saturno perché è estremamente distaccato dal Sole rispetto a Marte con la Luna. Nel capitolo 9 Ficino ritorna ad una trattazione più filosofica, dice che il Sole è l’immagine di Dio e fa un confronto tra Sole e Dio. Leggo quanto Ficino scrive in questo capitolo (alcuni stralci): … il nostro divino Platone chiamò il Sole il figlio visibile della stessa Bontà. Pensava anche che il Sole fosse il simbolo manifesto di Dio, posto da Dio stesso in questo tempio terreno affinché tutti, ovunque, potessero ammirarlo sopra ogni altra cosa. Platone e Plotino affermavano che gli antichi veneravano questo Sole come Dio. Gli antichi teologi gentili ponevano tutti i loro dei nel Sole, come testimoniano Giamblico, Giuliano e Macrobio. Certamente chi non considera il Sole nel mondo come immagine e ministro di Dio, certamente non ha mai riflettuto sulla notte, né ha guardato il Sole nascente; né ha pensato a quanto ciò sia straordinario, né a quanto all’improvviso quelle cose che si credevano morte tornassero in vita. Né ha riconosciuto i doni del Sole attraverso i quali esso solo realizza ciò che le stelle circostanti non possono. Considerate dunque, insieme ai platonici e a Dionigi, che Febo, la principale intelligenza delle Muse, è l’immagine visibile di Dio. Anche che Febe, cioè la Luna, è immagine di Febo quasi allo stesso modo in cui lo è di Dio. E come dice Ipparco, ella è lo specchio del Sole in quanto la luce che cade su di lei dal Sole si riflette su di noi. Non è il caso di discuterne adesso, ma non bisogna trascurare quel paragone platonico che ho descritto più ampiamente altrove.
  • Ficino fatta questa premessa che è una speculazione filosofica, fa un salto verso le corrispondenze naturali, e allora dice che il Sole genera sia gli occhi che i colori, dando agli occhi la potenza con cui possono vedere, e colorando la potenza con cui sono visti, e unendo entrambi insieme con una luce unificante; afferma che Dio creò le specie intelligibili e gli intelletti, dando loro un’adeguata potenza naturale. Inoltre il Sole effonde quotidianamente una luce universale attraverso la quale eccita all’azione reciproca le virtù sia del regno intelligibile che di quello intellettuale, e le unisce attraverso l’azione. Platone dice Ficino chiama questa luce verità rispetto alle cose intelligibili e conoscenza rispetto alla mente umana. Pensa inoltre che il bene stesso, cioè Dio, supera tutte queste cose, come il Sole è superiore alla luce, agli occhi e ai colori. Ma quando Platone dice che il Sole prevale su tutto il regno visibile, allude senza dubbio a un Sole incorporeo al di sopra di quello corporeo, cioè all’intelletto divino.
  • Ficino continua con una lunghissima trattazione filosofica e naturale, la sua complessa intelligenza lo porta praticamente a “legittimare” le speculazioni filosofiche, allegoriche, simboliche, attraverso la legge naturale. È una operazione rischiosa se ci pensate nell’epoca in cui è vissuto, perché tali considerazioni possono suscitare accuse di eresia. Tuttavia ciò che sta facendo Ficino è un’opera non solo di analogia e di corrispondenze simboliche, ma è come se vuole dirci che quelle attribuzioni mitologiche per esempio associate al Sole seguono non una “fantasia astratta” ma piuttosto una logica naturale, che è stata tuttavia parafrasata o traslitterata in un linguaggio diciamo, per intenderci, creativo.
  • Ma veniamo al capitolo 10, quello che Ficino temeva essere pericoloso per la sua incolumità e che potesse metterlo sotto accusa di eresia. Il capitolo 10 ha il titolo “il Sole fu creato per primo e posto nel mediocielo”. La preoccupazione di Ficino, che ha pure comunicato in alcune sue epistole ad alcuni esponenti della famiglia Valori come indicato nell’introduzione a questo approfondimento, era legata ad una possibile accusa di eresia perché il contenuto di questo capitolo è contrario alle disposizioni dogmatiche indicate dalla Genesi Biblica. Ficino dichiarando che il Sole fu creato per primo, rischia una accusa di eresia perché contraddice la Genesi che pone la creazione del Sole nel… quarto giorno (Genesi 1:16). Do lettura di alcuni passaggi di questo capitolo, ecco cosa scrive Ficino: quale cosa più potente Dio creò all’inizio? Mosè rispose: luce. E giustamente, perché la luce emana immediatamente dalla stessa luce divina, o meglio intelligibile, che tra tutte le cose è la più simile a Dio. Infatti la luce intelligibile è nel mondo incorporeo sopra di noi, cioè l’intelletto purissimo. Ma la luce sensibile è nel mondo corporeo la stessa luce solare. Ma la luce nella sua prima fase, come nel primo giorno, è stata creata semplicemente per risplendere dentro e illuminare fuori. Nella seconda fase si rafforzò con la propria forza del calore, poi accelerò tutto il resto. Nella terza fase si propagò nella materia per la propria efficacia e per comando di Dio. Infine nel quarto stadio della sua natura e del suo ordine, come nel quarto giorno, le fu assegnata la forma sferica, donde essendosi diffusa la luce dell’intelligenza divina, si rifletteva su se stessa. Perciò Mosè dichiarò che il primo giorno fu creata semplicemente la luce stessa; mentre il quarto giorno fu fornita la luce solare, cioè la forma sferica.
  • Questo passaggio è veramente interessante. Notiamo come Ficino costruisce questo capitolo. È vero che la Genesi dichiara che è nel quarto giorno che è stato creato il Sole, ma il Sole dichiarato dalla Genesi è per Ficino il “sole terrestre” cioè la stella vera e propria, è diciamo il sole sferico che oggi vediamo nei cieli, nel suo moto apparente. Allora dichiara che il primo giorno è stato creato un “sole” diverso da quello che incontriamo nel quarto giorno, è stata creata la Luce. Oggi Ficino direbbe che la luce del primo giorno della genesi, di cui parlerebbe anche Mosè, è la “scintilla del big bang” degli scienziati di oggi, che dichiarano come l’universo sia iniziato, con un grande botto e una scintilla di luce che si è propagata ovunque dando inizio alla cose che oggi vediamo. Il Big Bang una teoria secondo la quale tutto si è originato da un unico punto dalla densità infinita – un punto definito “singolarità”. Al momento del Big Bang questo punto si sarebbe espanso alla velocità della luce in ogni direzione, creando nel tempo tutto ciò che conosciamo. Ecco il primo giorno ficiniano è una sorta di big bang che Ficino dunque anticipa molto tempo prima della concezione della teoria del big bang. In effetti la Genesi nei primi versi recita che dio creo cielo e terra ma la terra era informe e deserta e il cielo era tenebroso e tutto era nell’abisso e lo spirito di dio aleggiava sulle acqua. Ovvero in principio era “tutta oscurità” eppure era tutto presente ma opscuro non visibile, poi però la gensi dice: Dio disse: sia luce. E luce fu. E ecco che la Luce ha illuminato l’oscurità palesando dunque tutto ciò che era “già presente” ma che doveva solo essere mostrato.
  • Ficino dunque prepara questo capitolo preoccupato di essere accusato di eresia, perché dice che la prima csoa che ès tata creata è la Luce, ma in realtà la genesi dice che prima della Luce erano cieli e terra, tuttavia avvolti dalle tenebre.
  • Altro passaggio molto interessante è sul Sole posto al MedioCielo nella creazione del mondo. Il Sole (o forse dovremmo dire la Luce nella sua forma pura) si trovava nella creazione del mondo al MedioCielo, culminante, lo dice, indica Ficino, anche Mosè che un giorno era compiuto ma, riporta Ficino, Mosè non intendeva la fine del mattino e l’inizio della sera, ma il contrario indicando il “mezzogiorno” come momento di potenza del sole e di sua massima attività, dopo il quale pur rimanendo “giorno” cioè pur rimanendo la luce nel mondo, il sole comincia a discendere, a declinare, venendo sempre meno la su forza.
  • Conclude dicendo: “Giudicò invece Saturno molto lontano dal Sole, sfavorevole nella generazione e nell’azione, quando ordinò la cessazione dell’attività nel giorno di Saturno. Certamente anche Cristo, la fonte della vita, per il quale il Sole pianse a mezzogiorno con il volto coperto, è risorto dai morti nell’ora e nel giorno del Sole; ci restituirà la luce intelligibile allo stesso modo in cui il Sole ci dà luce visibile?
  • Andiamo verso la conclusione con i capitoli 11, 12, 13. Nel capitolo 11 Ficino parla di due luci diverse una quella del Sole e un’altra quelle delle stelle fisse, fa una trattazione anche in questo caso molto filosofica al riguardo. In questo capitolo, tuttavia, trovo più interessante le ulteriori citazioni che Ficino fa rievocando i platonici. Quindi dice che ci sono tre principi: il bene, l’intelletto divino, l’anima del mondo, e dice che la luce contiene tutte e tre nello stesso istante. La luce rivela il bene perché in tutte le cose si diffonde, la luce rivela l’intelletto divino perché tutto dichiara, distingue adorna, e l’anima del mondo riscalda e adorna, tutto genera, muove con calore vitale. Qui Ficino sta spiegando il perché esiste la creazione, come è possibile esistere… lo spiega con analogie filosofiche, religiose, ma finisce sempre verso spiegazioni poi naturali quindi fisiche. E allora dice che il Sole nel mezzo del cielo rappresenta il bene stesso, e l’intelletto divino, o meglio la pienezza delle idee manifestate attraverso il firmamento colmo di stelle, ed infine l’anima del mondo attraverso la luce mutevole della Luna. Allo stesso modo sotto i cieli il primo principio è rappresentato attraverso il fuoco, il secondo attraverso l’aria e il terzo attraverso l’acqua. Infine come le stelle superiori sono stabilmente illuminate dal Sole, e la Luna riceve mutevole la luce del Sole, così gli angeli la ricevono immutabilmente, e le anime sono illuminate in modo mutevole.
  • Nel capitolo 12 Ficino associa il dogma della trinità alle virtù naturali del Sole. Nuovamente è evidente che Ficino sta connotando l’astrologia o se vogliamo la meccanica del cielo a speculazioni religiose cercando di legittimarle attraverso appunto i principi della natura manifesta. E allora dice che il principio della trinità nel Sole lo evinciamo dal fatto che il Sole produce fecondità naturale nascosta ai sensi, e che questa fecondità scaturisce una luce manifesta, e poi la luce ha una virtù riscaldante. E allora dice che la fecondità rappresenta il Padre, la luce l’intelligenza del Padre rappresentata dal Filo concepito dall’intelligenza divina e il calore rappresenta lo spirito amorevole di Dio. attorno a questa trinità i teologi, dice Ficino, hanno scoperto tre gerarchie angeliche ciascuna contenente tre ordini. Il primo ordine è consacrato al Padre, il secondo al Figlio il terzo allo Spirito Santo. Questo dogma religioso dice Ficino è evidente anche nelle facoltà naturali del Sole. La logica della trinità sarebbe poi per Ficino manifesta anche nei tre grandi ordini naturali, il primo ordine è quello delle forme vegetali, il secondo degli animali simili alle piante e il terzo degli esseri viventi come gli animali stessi e quindi anche gli uomini.
  • Ficino dice che dalla Luce del Sole derivano tre diversi tipi di luminosità. Ovvero la Luce bianca, la Luce rossa e la Luce mista. Così alla Luce bianca appartengono i sensi dell’immaginazione e della vista, alla Luce rossa il gusto, il tatto, poi alla luce mista i sensi a metà tra incorporeo e corporeo, come udito e olfatto.
  • Nell’ultimo capitolo, il 13, Ficino dice che il Sole non deve essere adorato come autore di tutte le cose. Conclude alludendo a Dio come ad una entità immobile e il Sole poiché ci appare in movimento oppure a volte ostacolo dalle nubi, o dalla Luna, non può essere una vera rappresentazione di Dio o della sua totalità. Oserei dire che Ficino voglia intendere che il Sole è una sorta di “organo” di Dio, ma non è Dio nella sua totalità. Secondo la teologia di Ficino, dunque, sopra il Sole e sole la luce del Sole e di tutte le stelle vi è un Dio immobile, una entità anche se il termine può causare fraintendimenti che è ovunque, in ogni spazio e in ogni tempo, è una “realtà” che compone la totalità di tutto ciò che è manifesto e che è non manifesto o non percepito dai nostri limitati sensi. Ecco che il Sole dunque appare come una sorta di organo di una Divinità che utilizza questo organo per comunicare con le sue creature e per stabilire i decreti, le leggi, che stabiliranno i cicli della vita, della generazione, della fine, del tramonto, in un certo senso Ficino conclude riportando il lettore a concepire Dio come ad una entità che non può essere spiegata solo con la natura, ma la natura può aiutarci a comunicare con Dio, ma comunque rimane una entità al di sopra anche delle sue stesse leggi, potremmo dire oggi che Dio è il “contenitore” di tutti gli universi possibili e in cui si compiono in ognuno i miracoli della vita attraverso le leggi che regolano i mondi, diverse di mondo in mondo.
  • CONCLUSIONE – ci troviamo in un periodo in cui l’Astrologia è fortemente relazionata alla Natura e alla Fede, Ficino insomma vede nell’Astrologia una forma d’arte che intende interpretare il linguaggio di Dio che è un linguaggio che agisce e si muove attraverso la Natura. Nelle opere di Ficino come in questa che vi ho portato è pregnante una contemplazione religiosa e teologica della natura e delle corrispondenze celesti, segni e sacramenti producono una allegoria naturale che non intende sfidare Dio ma piuttosto intende avvicinare l’Astrologo al linguaggio di Dio. Ma la domanda da porci è… come comunica Dio? è evidente che l’idea che emerge nelle opere di Ficino è che Dio comunica attraverso ciò che ha creato, quindi le sue corde vocali sono quelle che noi chiamiamo Leggi della Natura. Questa connessione alla natura ha una radice precedente a quella di Ficino, dobbiamo infatti comprendere che Ficino viene da un periodo storico precedente che è quello del Naturalismo del XII secolo dove forse il naturalismo era molto più ferreo e molto deterministico più di quello vissuto poi nel rinascimento dove invece la natura è stata relazionata anche all’arte e alla bellezza. Dal naturalismo medievale al rinascimento, il passaggio è attraverso l’arte. La natura non è stata abbandonata ma è stata ampliata la visione nei confronti del creato, ecco che Ficino ha rappresentato per esempio nel De Sole un’opera unica nel suo genere, racchiude scienza, teologia, religione, filosofia, astrologia, arte.
  • Con Ficino abbiamo una importante testimonianza di una astrologia che sempre più sarà strisciante nei tempi successivi, che tenderà sempre più ad essere semplificata, e elaborata attraverso speculazioni filosofiche e artistiche, che poi sono state totalmente perse, anche nel nostri tempi attuali quando l’Astrologia moderna pur arricchendo la dottrina di arte, creatività e immaginale, ha tuttavia dimenticato totalmente il ruolo della Natura che in Ficino era presente in modo centrale, perché l’Arte che non ascolta la Natura è un’arte cieca e debole.

 

Francesco Faraoni

Creator Projects

Dal 2013 cura il canale YouTube The Sun Astrology, come progetto multimediale di condivisione della cultura astrologica. Dal 1999 si occupa di ricerca e studio in ambito astrologico. Interessato in particolare alla filosofia naturale e allo studio dell’eredità astrologica antica e moderna, con particolare riguardo agli autori medievali e rinascimentali.