In CCAG il Codex Holkhamensis  descrive una serie di pietre e di loro proprietà magiche. Per la Luna si realizza un’incisione su una pietra dotata di un colore particolare e che favorirebbe le relazioni con gli altri, specialmente quelle sociali, finalizzate a commercio, vendita, compravendita, o per favorire tutte le attività in genere o da indossare per favorire un contratto o una collaborazione. Sulla pietra dovevano essere incisi dei nomi (di angeli planetari).

Pietra Lunare ovvero Galattite

La pietra suggerita dal codice è chiamata “galattite”. Quando si parla di galattite non ci si riferisce ad una specifica pietra di minerale o gemma precisa, ma piuttosto ad una specifica proprietà della pietra che deve avere il “colore del latte”. Ovvero tutte le pietre opalescenti, latescenti, bianche/grigie lucenti, sono pietre che in virtù del loro colore richiamano il colore della Luna. In antichità queste pietre erano utilizzate anche per promuovere la produzione di latte nelle balie, sono state definite anche color cenere ma con sfumature lattescenti. Questa pietra è stata paragonata a molte gemme preziose, per esempio anche allo Smeraldo con venature bianche-lattescenti, a dimostrazione che non ci si riferisce a una gemma precisa, ma piuttosto ad una “caratteristica” propria della pietra, quella di avere sfumature, inserzioni, cromature, opalescenti, grigio-bianche, che rievocano l’idea di un liquido latteo. Erano utilizzate anche per favorire il contatto con gli dei, o per propiziarsi la benevolenza degli dei, per avere buone relazioni con i signori, cioè con le persone facoltose, per guarire dalle malattie o per favorire l’eliminazione dei tormenti, per propiziarsi il favore del cielo, era appesa al collo contro ogni negatività o per respingere malefici, era anche utilizzata per scopi medici.

L’immagine che segue è un esempio di smeraldo lattescente, quello che probabilmente era concepito come galattite. Lo smeraldo è incluso ad altri minerali che creano sfumature bianche, l’idea della galattite era quella di una pietra che presentava inclusioni lattescenti che richiamavano il colore del latte.

Quella che oggi chiamiamo comunemente Selenite è ciò che potevano in antichità chiamare galattite, la pietra è opalescente / lucente e il colore è quello del latte, tende anche a sfumature grigie, di seguito un esemplare di selenite grezza.

Da non sottovalutare è l’alabastro, una pietra utilizzata sin dall’antichità classica, il suo colore e la sua lucentezza rievoca molto le fattezze di una pietra lattescente.

 

Non posso non citare che oggi con “galattite” ci riferiamo anche alla pietra di latte, inventata nel 1800: si mescola nel latte una certa quantità di aceto, da cui poi provengono sedimenti solidi che compressi e asciugati si trasformano in pietra di latte, il che pone una domanda provocatoria: chissà se in antichità sapevano che mischiando il latte con l’aceto si potevano ricavare “pietre di latte”!!! Oggi la pietra ricavata dal latte è usata per creare elementi di sartoria, come i bottoni in pietra di latte, o decorazioni da sartoria  in pietra di latte, come da immagini seguente (bottoni a forma di fiore, realizzati in pietra di latte).


Amuleto Lunare

Stabilita la pietra che desideriamo usare per la realizzazione di questo amuleto lunare (suggerirei una canonica selenite o una pietra semplicemente bianca), andrebbe acquistata durante l’ora della Luna e quando la Luna è in Cancro o in Toro. Dopo di che, incideremo in un’altra giornata (dopo l’acquisto) con la Luna sempre nel segno del Cancro o in Toro, quando è in fase crescente e quando siamo nella sua ora, i seguenti nomi che il codice attribuisce agli Angeli Lunari:

Teroter ( Θεροτηρ ), Heteel ( Χετεηλ ), Sodeel ( Σοδεηλ ), Kerasmeb ( Κερασμηβ ), Tertaroel ( Τερταρωελ ), Deethor ( Δεητορ ), Agarosel ( Αγαροσηλ ), Kakton ( Κακτων ).

Poi suggerisce di incidere questi segni

e di avvolgere la pietra in una pelle di animale femmina, in particolare favorirà gli incontri e per andare d’accordo con qualsiasi donna. Anche se non indicato, possiamo usare degli incensi e delle erbe per imprimere maggiori nature all’amuleto, per esempio il codice rievoca quella che oggi è la Rosa Sempervirens (rosa selvatica, chiamata anche Rosa di San Giovanni), possiamo dunque creare un incenso in mastice mischiato a parti essiccate di Rosa sempervirens. Durante l’incisione dei nomi angelici, andrebbero recitate una serie di orazioni nei confronti di queste entità lunari. Come vediamo, questo Amuleto è proposto dal codice con una serie di ritualità, è quindi una via di mezzo tra talismano e amuleto perché non presenta immagini specifiche (che lo renderebbero un talismano) ma presenta nomi da incidere in un orario preciso (l’ora della Luna) e quando la Luna è nel suo segno preferito (Cancro, ma volendo anche il Toro).

Plinio il Vecchio

Plinio descrive diverse tipologie di pietra e evoca il concetto di “immagine”. Nel caso di questo autore, l’immagine è qualcosa di “incisa” o “impressa” naturalmente nella pietra, non una immagine da incidere. Al riguardo, è ricca la letteratura di riferimenti sottili e molto particolari che meriterebbero una più attenta riflessione: successivamente a Plinio e anche durante l’Astrologia medievale e rinascimentale, la pietra che naturalmente aveva su di sé una immagine (ovvero una qualche forma di qualcosa, non impressa da qualcuno ma che naturalmente si trova nella pietra), rendeva la pietra stessa dotata di un grande potere. Le pietre in cui sono impresse immagini naturali sono quelle più potenti in assoluto per la loro capacità (o presunta capacità) di infondere certe nature.  Plinio rievoca molto quella che oggi chiamiamo selenite, di colore bianco trasparente e che secondo l’autore ha dentro di sé l’immagine della Luna che può essere crescente o calante; o ancora, sempre nella sua Naturalis Historia, descrive altre pietre lunari per esempio una che chiama astrion, dice che “dentro” a questa pietra vi è una stella che brilla, è l’immagine della Luna piena; o ancora un’altra che chiama glossopetra che racchiude l’immagine di una eclissi; o ancora la tephritis che ha l’aspetto (dunque l’immagine) della Luna nuova.

Nel caso della pietra che definisce “TEPHRITIS”, Plinio si riferisce a tutte quelle pietre color cenere. Il nome deriva dalla parola greca τέφρα (téfra), che significa cenere, per il suo colore grigio cenere. Non è dunque identificata una specie di minerale o di gemma, ma piuttosto una “caratteristica”. Le pietre grigie possono essere diverse:

l’Agata grigia, l’Ematite, la Magnesite, Quarzo grigio, Quarzo tormalinato, Andesite, Argillite, Bismuthinite, Bornite, Cuprite, Galena, Galenite, Granite, Grafite, Ossidiana grigia, Pisolite, Stibnite, e via dicendo. Non sapremo mai, a mio giudizio, quali pietre Plinio intendesse ma questo ci dimostra che la scelta delle pietre è prima di tutto “cromatica”. Una pietra grigia può essere quindi qualsiasi pietra, purché presenti quel tipo di cromatura o coloratura o lucentezza che stiamo ricercando, ecco che in essa potevano essere viste le immagini della Luna nuova, piena, crescente, calante (immagini naturali). Segue immagine di un quarzo tormalinato.

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